belle gnocche

Incontri in rete



C’eravamo conosciuti su yahoo, io cercavo qualche ragazza a cui piaceva farsi sculacciare e lei amava proprio quel genere di cose. Avevamo chattato insieme per circa una settimana, tutte le sere ci dicevamo i nostri desideri e le nostre fantasie. Paola però, come mi disse poi, aveva ancora un po’ di paura, perché in fondo anche se pensava che sarebbe stato bello essere completamente in balia di un’altra persona di dover solo chiudere gli occhi ed ascoltare quello che le diceva il proprio corpo, non si sa’ mai chi si incontra e che cosa può poi succedere. Cosi quando io e chiedevo il numero di cellulare, resisteva, a volte chiudeva il messenger per poi riaprirlo subito dopo perché desiderava sentirsi dire ancora quelle parole a volte dolci a volte autoritarie che le facevano venire i brividi.
Io ogni tanto insistevo per avere quel numero e ogni volta lei reagiva allo stesso modo ma vedevo da quello che digitava sulla tastiera che ci stava pensando. Finche un sabato senza che io le chiedessi niente, appena entrato in chat vedo quei numeri comparire sullo schermo 340/………. senza una parola di commento solo quei numeri. Chiamo subito e sento che il telefono squilla a lungo finche non parte la segreteria telefonica. Capisco che ha ancora paura ma riprovo di nuovo dopo 5 minuti, finalmente al terzo squillo risponde, non dice pronto risponde a basta aspettando che io le dicessi qualcosa. Ciao le dico, sono Mirco, sei tu Paola? Si mi dice ciao, la voce le trema un pò ma mi piace. Comincio a parlare del più e del meno, di quanto sono felice di poter sentire la sua voce, che mi piace la sua voce, sento che piano piano si rilassa, evito appositamente certi argomenti per non farla irrigidire, stiamo insieme una buona mezz’ora a parlare tranquillamente, finche mi dice che deve andare perché deve uscire con i suoi amici.
Il giorno dopo la chiamo di nuovo e comincio ad introdurre gli argomenti che abbiamo in comune. Mi dice che no ne’ mai stata sculacciata a lungo solo qualche volta dal suo ragazzo ma più per scherzo che con la seria intenzione di sculacciare, insomma una serie di pacche sul sedere, ma e’ da quelle che le e’ scattato il desiderio di volere di più e di provare di più. Allora anche se si vergognavo molto di questi desideri a cominciato a guardare su Internet ed a visto che non era la sola a volere e desiderare certe cose, anzi erano in molti. Continuiamo cosi a parlarci al telefono e lei si confidava sempre di più e mi raccontava i suoi desideri più segreti, finche le chiedo se possiamo vederci a bere qualcosa per conoscerci di persona. Lei era di Bologna ed io di Ferrara quindi non eravamo molto lontani e potevamo tranquillamente incontrarci. Mi stupì quando accetto subito la mia proposta e ci demmo appuntamento per il giorno seguente a Bologna fuori da un locale che conoscevamo tutti e due. Arrivai li’ con un pò di anticipo e mi misi ad aspettare fuori giocando a guardare e a cercare di indovinare chi fosse lei. Non avevo la minima idea di chi fosse avevo solo una sua descrizione sommaria, alta 1.65, capelli scuri lunghi, occhi marroni, terza di seno. Lei invece sapeva come ero vestito e quindi sarebbe stata lei ad avvicinarsi a me. All 18 precise vedo una ragazza che mi si avvicina e capisco dallo sguardo che era lei. Ciao Paola le dico, io sono Mirco. Lei mi guarda e poi si apre in un ampio sorriso, ciao mi dice. Entriamo nel locale e come cominciamo a parlare, prima la conversazione si mantiene sul generale e poi piano piano la faccio scivolare agli argomenti che mi interessano, lei non si ritrae, è tranquilla rilassata e parla normalmente anche se non ha il coraggio di guardarmi negli occhi quando pronuncia certe parole o mi parla di certe sue sensazioni. Parlando arriviamo a sera e naturalmente la invito a cena.
Lei accetta. Mangiamo insieme una pizza e parlando sento che l’atmosfera si fa più tesa sento che l’aria si fa palpabile tra noi, cosi mi butto e dopo cena la invito a fare un giro a Ferrara, lei accetta ma vuole telefonare prima ad una sua amica.

Arriviamo a Ferrara e dopo un rapido giro panoramico della citta’ in macchina la invito a casa mia. Appena entrati in casa sento che e’ il momento buono, mi siedo sul divano e le dico di stare in piedi in mezzo al soggiorno. Lei non fa una piega, abbassa lo sguardo e rimane li’ immobile senza dire una parola. La guardo mentre mi fumo una sigaretta, non e’ bellissima da togliere il fiato ma e’ bella, ha una bella figura, con appena un accenno di grasso intorno alle cosce, ma a me piacciono le donne morbide, il seno e’ carino ne troppo grande ne troppo piccolo, le dico di girarsi, lei ubbidisce senza alzare lo sguardo, cosi posso ammirare il suo sedere, un po’ basso ma mi piace la sua forma, rotondo lievemente a pera. Dai pantaloni si intravede il segno degli slip, no porta il tanga ma uno slip appena un pò sgambato. Le dico di girarsi di nuovo e la lascio li ancora qualche secondo prima di parlarle ancora, le dico che e’ carina e che mi piace ma che non deve fare la cattiva e che deve ubbidirmi alla lettera, se no’ sarò costretta a punirla, le chiedo se e’ d’accordo, lei, senza alzare lo sguardo mi dice solo “si”, vedo che trema leggermente, le tremano le braccia e le mani che tiene lungo i fianchi, penso che sia eccitata. La guardo ancora per qualche minuto mentre mi accendo un’altra sigaretta perché anche io comincio ad eccitarmi, poi le dico di sbottonarsi la camicetta, cosa che lei esegue immediatamente, e comincia a togliersela, io la blocco, ferma le dico con una voce appena un po’ più dura, ho detto sbottonare non togliere, devi fare solo quello che dico io se non vuoi che ti punisca. Scusa mi risponde abbassando di più’ lo sguardo, non succederà più. Le ordino di togliersi le scarpe ed i pantaloni, facendola rimanere in slip con la camicetta sbottonata che le scende lungo i fianchi. La guardo un pò e poi le dico di girarsi, mi godo tutto lo spettacolo del suo sedere fasciato dagli slip e velato dalla camicetta. le dico di alzarsi la camicetta, cosa che lei esegue prontamente, meglio le dico hai proprio un bel sedere, grazie mi risponde, non devi parlare se non ti chiedo qualcosa! le dico a denti stretti con il tono della voce più duro.

Lei si avvicina a me, rimane in piedi davanti a me con lo sguardo basso, io la guardo e vedo che ogni tanto e’ scossa da brividi di eccitazione. Le prendo una mano, è la prima volta che ci tocchiamo, sento che ha le mani sudate, la faccio mettere a fianco a me in piedi e poi le dico di sdraiarsi sulle mie ginocchia. Esegue prontamente rimanendo sdraiata con il suo culetto all’altezza delle mie gambe le mani sono ripiegate sul seno, e le gambe sono leggermente allargate. Vedo che c’è una chiazza bagnata sugli slip. le alzo la camicetta che le copriva le chiappe, lo faccio lentamente dandole modo di sentire la stoffa che scorre su di lei, voglio che capisca e senta ogni secondo di queste sensazioni, comincio ad accarezzarle il suo culetto, piano e dolcemente facendo larghi giri sulle chiappe con la mano destra, mentre con la sinistra le accarezzo la schiena. Le parlo dolcemente dicendole che da ora in poi voglio che ogni volta che varcherà la porta di questa casa lei sarà completamente mia, le dico che questo significa che I miei desideri dovranno essere i suoi desideri che i miei pensieri dovranno essere I suoi pensieri, che lei sarà solo un oggetto nelle mie mani e sarà mia cura pensare a lei ed alle sue esigenze. Continuo a parlarle ed ad accarezzarle il culetto dicendole che però oggi mi ha deluso, perché per ben due volte non mi ha ubbidito, e questo lo ha fatto per distrazione, perché non era attenta, perché ha lasciato che la sua mente vagasse per conto suo invece di tenerla puntata su di me e sui miei desideri, quindi le dico che lei deve essere punita perché questo e’ l’unico sistema affinché lei impari ad essere quello che voglio che lei sia. Poi lascio passare qualche secondo stando zitto continuando ad accarezzarla, lei se ne sta sulle mie ginocchia rilassata, guardo la macchia bagnata sui suoi slip e all’improvviso lamia mano destra parte con una decisa sculacciata, lei sobbalza, non so se se lo aspettava o se ha capito nel momento in cui arrivava, però dopo il primo sobbalzo, no si muove, rimane nella stessa posizione, con le mani raccolte sul seno. Vedo l’impronta delle mie dita sulla sua chiappa sinistra, e riprendo ad accarezzarla, dicendole che la punisco perché voglio che lei impari, perché voglio che lei sia quello che ha sempre desiderato. Parte la seconda sculacciata, come la prima si stampa in mezzo al solco delle sue chiappe, poi mi fermo e continuo ad accarezzarla, poi una terza ed una quarta, il suo culetto nelle parti dove gli slip lasciano libera la pelle e’ diventato rosso. Vedo qualche lacrima scorrere sul suo viso ma lei non parla e in compenso la chiazza bagnata sugli slip parla per lei.
Le tolgo le mutandine perché sono eccitato anche io e penso che lei sene sia accorta visto che il mio cazzo preme da sotto i pantaloni sulla sua pancia, e quindi voglio vederla bene. La sua fica e’ completamente fradicia, vedo le gocce dei suoi succhi che cadono, non la tocco ancora, non voglio che venga perché la punizione non e’ ancora finita. Le do altre due sculacciate nella parte che era coperta dagli slip, e poi una proprio in mezzo alla gambe andando a sfiorare la sua fica. Lei comincia a singhiozzare leggermente, ma ancora non si muove e le sue mani rimangono raccolte sotto il suo seno. Decido di accarezzarla in mezzo alle gambe senza toccare ancora il clitoride, le passo la mano sulla fica chiusa, vedo che chiude gli occhi e geme lievemente, no sa se la sculaccerò ancora oppure no, e allora cerca di godersi ogni mio gesto. Continuo ad accarezzarla in questo modo, non voglio che venga. Poi faccio passare la mano sinistra sotto il suo corpo fino a toccarle la fica, comincio ad aprire le labbra mettendoci dentro un dito, la trovo fradicia, letteralmente fradicia, le accarezzo piano e lievemente il clitoride per farla rilassare, lei apprezza, comincia a muoversi ed a mugolare.
Allora con la mano destra ricomincio a sculacciarla, non pacche fortissime ma abbastanza forti da vedere il segno delle mie dita e nello stesso tempo continuo ad accarezzarle il clitoride più’ vigorosamente ora.
La sculaccio e la accarezzo, dolore e piacere, cosi io voglio le mie schiave.
Lei all’inizio rimane sconvolta dalla duplicità delle sensazioni, poi sento che lei comincia a muovere il bacino insieme al mio dito, smetto un attimo di sculacciarla, e lei alza il suo culetto come chiedendone di più, ormai il suo culetto e’ completamente rosso e decido di farla venire.
Accelero il dito sul clitoride, finche non viene gemendo ma non dicendo una parola, e rimane stesa completamente in mio potere. Io sento il cazzo che mi scoppia da dentro i pantaloni. Ma ora mi voglio riposare un pò. Le dico di alzarsi e di mettersi a sedere sul divano vicino a me. Lo sa anche se ha un’attimo di incertezza quando si mette a sedere, ma poi le passa, in fondo non ero stato molto cattivo con le sculacciate.
Le chiedo come sta se ha capito che tutto quello che le ho fatto l’ho fatto per lei.
Lei mi dice che sta bene che ha capito che tutto questo fa parte del suo addestramento, le dico che può parlare liberamente per un pò se vuole, lei sempre con lo sguardo abbassato mi dice, grazie, non avevo mai provato le sensazioni che mi hai fatto provare tu, mi sento finalmente realizzata, io mi fumo un’altra sigaretta per darle modo di riprendersi perché ora voglio godere un pò anche io. Finita la sigaretta le dico di inginocchiarsi tra le mie gambe, lei ubbidisce prontamente, forse immagina, anche dal gonfiore dei miei pantaloni che cosa l’aspetta ora. Infatti le dico di tirarmi fuori il cazzo e di metterselo in bocca e di succhiarlo per un pò. Sento le sue mani sulla mia patta che aprono la zip e tirano fuori il mio cazzo che praticamente balza come una molla, le sue labbra si avvicinano a lui e cominciano ad accarezzarlo mentre ogni tanto dà dei veloci colpi di lingua sulla cappella, le dico che voglio sentire la sua lingua sull’asta, e lei la passa, partendo dal basso fino alla cappella, inumidendolo tutto di saliva, le dico di ripetere 2, 3 volte, poi le dico di metterselo in bocca tutto fino in gola, lei lo ingoia sento il caldo della sua bocca avvolgere il mio cazzo, mentre la lingua saetta intorno alla base che e’ saldamente dentro di lei. Penso che e’ molto brava e che se non mi trattengo le verrò in bocca, cosa che non voglio perché voglio cogliere altri suoi fiorellini.
Quindi le dico di smettere e se pur a malincuore lascia il mio cazzo uscire dalla sua bocca, succhiandolo mentre la cappella rimane tra le sue labbra, mi fa quasi pentire di essere uscito da quella bellissima bocca ma avrò altre occasioni per provarla.
mi alzo dal divano e le dico di togliersi la camicetta e il reggiseno e di mettersi in ginocchio fronte al divano con il busto appoggiato sul piano del divano. Lei esegue e cosi facendo ho una completa visione della sua fica e del suo culetto che ancora porta tracce delle sculacciate, e’ bellissima cosi completamente aperta, le tocco appena la fica e sento che e’ di nuovo bagnata. Mi spoglio e rimango nudo dietro di lei, le passo un po' il cazzo nel solco del suo culo e della sua fica, facendolo bagnare dei suoi umori, poi mi alzo un attimo e vado in camera da letto dicendole di rimanere lì ferma, perché non potevo lasciare quel fiorellino del suo buchetto inviolato e quindi prendo la vaselina. Torno lei non si volta ma mi sente arrivare e allarga leggermente di più le gambe. A questo punto il mio cazzo e’ durissimo, mi inginocchio dietro di lei e comincio a strofinarlo sulla sua fica, senza infilarlo ancora, godendo dei movimenti delle sue anche che seguono quelli del mio cazzo. Poi mi stanco e lo metto all’entrata della sua fica, non spingo lo metto appena dentro, vedo ce lei si tira indietro leggermente, e solo allora lo spingo un pò di più fino a che la cappella e’ dentro. La sua fica e’ un forno, un forno bagnato, sento che il cazzo si scotta, e allora lo spingo di più, fino a che non e’ tutto dentro e sento le palle che toccano la sua fica, mi fermo un attimo beandomi delle sensazioni e poi comincio a muovermi piano piano, senza fretta, (io sono un tipo calmo), e vedo che ogni volta che mi tolgo lei prova ad aumentare il ritmo, ma lei non parla, non ha il permesso di parlare, muove solo le anche andando indietro a cercare il mio cazzo, mi fermo e le dico di fermarsi, lei non ubbidisce subito e le devo dare due pacche sul culo per farle capire che mi deve ubbidire. Rimaniamo un attimo lì, con il cazzo ben piantato nella sua fica che goccia da quanto e’ fradicia. Prendo la vaselina, me la metto su un dito e comincio a spalmarla sul suo buchetto di culo che mi sembrava molto invitante.

Ha appena un sussulto quando sente la vaselina fredda sul suo buchetto e le chiedo se è mai stata inculata. Lei mi dice che ha provato due volte ma che le aveva sempre fatto male. Le dico di rilassarsi che con me non sentirà nessun dolore e che comunque a me piace molto inculare.
Comincio ad accarezzarle il suo buchetto per farla rilassare mentre le dico di muoversi avanti ed indietro sul mio cazzo ben piantato nella sua fica, le comincia a muoversi, prima piano poi aumentando il ritmo e cominciando a gemere. Intanto visto che si stava rilassando comincio a metterle un dito ben unto di vaselina nel suo culo. Si vede che e’ un culo praticamente vergine, infatti riesco a metterle dentro solo la prima falange del dito senza incontrare resistenza. Comincio a muoverlo ed ad accarezzarle il buco facendo dei circoli con il dito in maniera tale che lo sfintere si rilassi e si apra, dopo un po mentre lei continuava a muoversi comincio a spingere e lentamente il mio dito entra tutto nel suo culo. Le dico di fermarsi, lei penso che non abbia capito o che sia troppo presa dal mio cazzo. Per punirla le tolgo il cazzo dalla fica. E le do 4 sculacciate rapide sul culo.
Lei si irrigidisce, poi capisce e sta ferma aspettando se gliene toccano altre. Io preferisco di no anche perché ho le palle gonfie e mi piacerebbe vuotarle.
Mi dedico al suo culo, le rimetto il dito dentro, spingendolo fino alla radice, e continuo a muoverlo, poi lo tolgo, lo lubrifico di nuovo insieme ad un altro e comincio piano piano a mettergliene due. Si sente che il culo e stretto, infatti fatico molto a spingere, cercando di essere dolce, ma deciso al tempo stesso, la voglio inculare, mi voglio godere quel culetto. riesco a mettergli due dita dentro senza fargli troppo male, ho almeno lei non o dà a vedere. Mi fermo per far abituare il buco ai nuovi ospiti e dopo un pò comincio a muoverli sempre in piccoli cerchi. Quando sento che il buco si e’ abituato penso che sia la volta del mio cazzo che veramente non ne può più.

Allora tolgo le dita e comincio a spalmare la vaselina sul cazzo, le dico di rilassarsi ora perché la inculerò. Le dico di allargarsi le chiappe con le mani, e mi godo lo spettacolo del suo buco di culo leggermente aperto grazie all’azione delle dita incorniciato dalle sue mani.
Mi avvicino a lei puntandole la cappella sul suo buco e cominciando a spingere leggermente ma costantemente, piano piano il suo buco si dischiude come un fiore e mi lascia entrare. Sono dentro con la punta, le lasci un attimo per abituarsi a me e poi continuo a spingere, finche non sento le palle sulle sue chiappe. Mi fermo di nuovo e le chiedo se fa male. Lei mi dice di no, allora comincio a pompare, piano togliendo il cazzo quasi del tutto e rimettendolo dentro tutto, pompo un po' e mi godo questo bellissimo culo che ‘e stretto, caldo e vellutato e poi mi allungo su di lei afferrandole i capezzoli che trovo durissimi e tirandoglieli, lei geme, geme ancora e sospira, le dico se le piace essere inculata, lei dice di si, le dico se gode, lei mi dice che sta godendo, le tiro di più I capezzoli e aumento la velocità delle pompate, ho deciso voglio venire nel suo culo, e le ordino di toccarsi il clito perché voglio che venga anche lei, il mio cazzo si gonfia non ci metterò molto, tolgo le mani dai suoi capezzoli e le afferro le chiappe pompandola duramente, le dico di toccarsi più velocemente che voglio che venga con il mio cazzo nel culo. lei comincia a gemere e ogni tanto sospira un siiiiiiiii siiiiiiiiii. Io mi aggrappo alle sue chiappe pompandola, finche non vedo che lei inarca la schiena e comincia a venire, con brevi scatti, continuo a pomparla e dopo 5 minuti vedo che viene ancora. Io non resisto e le scarico tutto il mio seme nel culo, con lunghi schizzi, sento che la riempio mentre me ne sto piantato saldamente nel suo culo.
Quando ho finito vedo che lei non riesce più a rimanere in quella posizione, mi godo un ultimo secondo del mio cazzo che si ammoscia nel suo culo e poi
mi tolgo.
Lei senza di me dietro cade letteralmente a terra e rimane sdraiata, finita incapace di parlare.
Vado a lavarmi il cazzo e le dico di rivestirsi e se vuole di farsi una doccia,
Quando torno dal bagno vedo che si e’ rivestita. MI rilasso un po' sul divano e la faccio mettere seduta vicino a me, mi voglio fumare un a sigaretta e ne offro una anche a lei che rifiuta. Finita la sigaretta usciamo anche perché si e’ fatto tardi e solo dopo che ha varcato di nuovo la soglia Paola alza lo sguardo, mi guarda negli occhi, mi da un bacio sulle labbra e mi dice GRAZIE

sesso in auto


Sono sempre stato innamorato di mia moglie Giovanna, una donna di quarant’anni, mora, dal fisico ancora longilineo ed ancora particolarmente
attraente. Seno abbondante e sodo, veste sempre in modo sportivo/elegante, esaltando la sua figura giovanile. L’unico difetto: ci conosciamo da decenni e, come capita spesso a molti, col tempo ho notato sempre meno la sua bellezza, rimanendo attratto da altre donne.
In tutto questo, ho cercato di essere sempre gentile e attento alle sue necessità, complimentandomi con lei se le vedevo indosso un vestito nuovo o se tornava dal parrucchiere con un nuovo taglio, ma, ad esempio, la biancheria intima particolarmente costosa la regalavo ad altre già da tempo.
Anche dopo avere iniziato la mia relazione extraconiugale con Cinzia, inframmezzata dalle scappatelle con Marzia - collega e segretaria dell’ufficio -
ero convinto di non avere cambiato il mio comportamento entro le mura casalinghe, ma non era stato così, probabilmente. Da qualche settimana, infatti, mia moglie non era più la stessa. Era sempre nervosa, scorbutica, poco disponibile a qualunque cosa, dall’uscire con gli amici a fare una semplice passeggiata, per non parlare del sesso fra di noi, ridotto improvvisamente a livello zero, per i suoi mal di testa, sempre più frequenti.
Avevo iniziato a soffrirne e, inconsciamente, da qualche giorno le dedicavo maggiori attenzioni, telefonandole durante le pause di lavoro, mandandole dei fiori nel suo ufficio, portandola a cena nel ristorante più caro della città. Il tutto, però, senza alcun esito positivo: era rimasta irritabile tanto quanto prima, se non di più.
Poi, due giorni fa l’amara sorpresa. Verso le sei del pomeriggio l’avevo chiamata in ufficio per sentire come le andavano le cose. Era stata frettolosa e gelida, tanto da convincermi a scendere subito e ad andarla a prendere per tornare insieme a casa. Non avremmo avuto il problema della doppia auto in quanto, da un po’ di tempo, preferiva lasciare la sua in garage e recarsi a piedi in centro, dov’è il suo ufficio. Alle sei e venti ero davanti alla sede della ditta per cui lavora e stavo scendendo dall’automobile, per recarmi alla guardiola del custode e farla avvisare che ero lì, quando l’avevo vista uscire in fretta dal portone, girasi intorno, sorridere verso non so cosa, attraversare la strada e salire su una bmw grigia.
La macchina si era messa subito in cammino. Era sulla mia stessa corsia e, come un automa, avevo riavviato il motore della mia auto, accodandomi, due
o tre automobili più indietro.
Dopo aver percorso un tratto di Via della Repubblica, l’ho vista girare verso il porto, immettendosi in una zona buia, con pochissimo traffico.
Istintivamente ho spento i fari, continuando a seguirla lentamente, finche non l’ho vista fermarsi nel punto più buio ed appartato della zona. Ho parcheggiato anch’io, rimanendo come un idiota, con le mani strette intorno al volante e lo sguardo fisso al loro abitacolo. Ho visto mia moglie guardarsi intorno e volgersi verso l’uomo, mi era sembrata timorosa. Cercavo di capire chi fosse quel porco, ma era in ombra e non riuscivo a vedere nulla, se non il profilo del viso. Era impaziente e, dopo essersi guardato intorno anche lui, le si è buttato di sopra, rovesciandole la testa all’indietro e sprofondandole la lingua tra le labbra.
Cazzo! Lei ci stava e quello lì le aveva già sbottonato la camicia e le stava accarezzando il seno con bramosia. Ma perché proprio a me?!
Dopo aveva reclinato i sedili ed io non avevo visto più nulla. Ma non potevo restarmene come un balordo. Quella lì era mia moglie, dovevo sapere!!
Senza pensare alle eventuali conseguenze, ero sceso dall’auto avvicinandomi, per potere vedere quel che stava succedendo all’interno della macchina. Ero rimasto, nel buio, tra il muro di un palazzo e le altre macchine parcheggiate, e da lì avevo piena visione di tutto. Lui era disteso e le baciava, leccava e succhiava le mammelle ed i capezzoli, mentre la mano era già tra le cosce, cercando di raggiungere il bordo delle mutandine, sotto i collant.
L’ho vista sollevarsi, abbassarsi le calze e le mutandine ed allargare le gambe il più possibile offrendo la sua intimità a quell’individuo.
Sono stato colpito da una fitta nel cervello quando lui ha introdotto il dito medio della mano destra tra le labbra della vagina di Giovanna, cominciando a penetrarla e facendola agitare sul sedile dell’auto. Dopo poco si è fermato, staccandosi dal corpo di mia moglie, sollevandosi in tutta fretta per tirasi giù pantaloni e mutande, scoprendo, sotto gli occhi lucidi di lei, una fallo in piena erezione, abbastanza lungo e grosso, per quel che vedevo.
Avrei dovuto andare verso di loro; urlare che era una pazza, che non poteva!! Avrei dovuto impedire quel che sarebbe successo da lì a poco, ma non l’ho fatto!! Sono rimasto inerme, col cuore a mille e una strana sensazione che mi scuoteva ogni centimetro della pelle. Ero stravolto, incazzato, e, allo stesso tempo, follemente stregato dalla scena.
Intanto l’uomo, rimanendo inginocchiato sul sedile davanti a lei, seduta, le aveva preso la testa tra le mani, dirigendola verso il suo bastone, strusciandoglielo sulle guance, sul collo, sugli occhi e puntando, infine, la cappella testa tra le labbra. Fissandola col mio sguardo ebete, l’ho vista poggiarle sulla testa del membro, ritto davanti al suo viso, cominciando subito a leccare avidamente la punta per levare le secrezioni prodotte dalla eccitazione dell’uomo. Poi, in un attimo, ha spinto indietro il prepuzio con la stretta delle sole labbra, scoprendo il glande ed accogliendo il membro in bocca. Vedevo la mia Giovanna che, dopo aver inghiottito parte del lungo membro, cacciandoselo quasi fino in gola, percorreva, con le labbra, tutta la superficie del palo, facendolo entrare ed uscire dalla bocca, con frequenti affondi, alternando massaggi ed umettandolo con le labbra ed il lavoro appassionato della lingua. Inghiottiva e succhiava quella mazza, continuando a fissare con occhi l’uomo che, senza avere smesso di tenerle la testa fra le mani, la stava penetrando tra le labbra come se fosse in mezzo alle sue gambe. Nemmeno gli avessi letto il pensiero, un attimo dopo, lo avevo visto estrarre, con voluta lentezza, il membro dalla bocca di mia moglie, facendola distendere sul sedile dell’auto, aprendole le cosce con le mani e, nel portarsi su di lei reggendo il fallo con la destra, glielo aveva introdotto con decisione, di colpo, facendola sussultare. La mazza era subito affondata per intero dentro lei, riempiendola tutta. L’ho visto cominciare a trivellarla furiosamente, con colpi potenti che la sollevavano, ad ogni affondo, dal sedile, facendola scuotere e, presumo, gemere, visto le smorfie della sua bocca per il piacere di quella penetrazione.
Dopo un po’ lei lo aveva fermato. Lo aveva fatto sollevare e, continuando a parlare e ridere, gli aveva voltato le spalle, mettendosi in ginocchio sul sedile. Poi, aveva abbassato le testa verso lo schienale posteriore, rimanendo con i fianchi ben sollevati ed arcuati all’indietro. In questo modo stava offrendo a quell’individuo le sue parti più intime in bella mostra, proprio all’altezza del fallo turgido che, a quel punto, sembrava una lunga e grossa siringa pronta a compiere la propria opera di sfracello (per me!). L’ho vista posare le mani sui fianchi e, con le dita, schiudere piano piano le natiche, per l’eccitazione (e l’uso che avrebbe voluto farne) di quell’uomo che, ancora, non riuscivo a capire chi fosse. Con chissà quanta smania addosso, pregustando il momento in cui avrebbe infilzato quelle natiche, mister X si era portato la mano alla bocca, insalivandosi abbondantemente le dita, per scenderle subito ad umettare tutto intorno al buco posteriore di mia moglie che, pazientemente, lo lasciava fare, agevolandolo, mantenendo le mani ferme sul suo sedere in modo da tenere ancora schiuse le natiche. Prima uno, poi due dita erano sparite dentro l’orifizio di Giovanna, fino a quando non lo avevo visto rialzare la mano e darle una sberla su una natica, sorridendole. Erano pronti!!
Nascosto in quell’antro buio, osservavo la bmw ferma a pochi metri da me, con mia moglie dentro che si posizionava in maniera da consentire a quello sconosciuto di inchiappettarsela nel modo più agevole. Aveva abbassato la testa ancora più in giù, poggiandola quasi dove lo schienale incontra il sedile, inarcando all’indietro i fianchi e spalancando le natiche con le sue stesse mani, in modo da aprirle al massimo delle possibilità. Era una cosa che con me, ovviamente, non aveva mai fatto. Avevamo avuto i nostri rapporti anali, ma, ogni volta, per me era stata una sofferenza convincerla.
Ed invece, era lì che aiutava qualcun’altro a prenderla da tergo. Mister X le aveva poggiato la mano sinistra sulla schiena, facendola inarcare ancor più, poi aveva impugnato il membro con la destra ed aveva poggiato la grossa punta sul buco. L’unica visione che avevo in quel momento era quella di una trivella, una trivellazione in piena regola. Ecco cosa stava per capitare a Giovanna.
L’uomo si era lasciato scivolare in avanti, tenendosi in equilibrio col braccio, teso sulla spalliera posteriore dell’auto, e, in parte, sul corpo di mia moglie. La sovrastava con la sua mole ed aveva subito cominciato a spingere col bacino, facendo progressivamente sparire la cappella tra le natiche.
Dopo qualche secondo, aveva inarcato la schiena all’indietro e, contraendo i muscoli del viso in una smorfia maligna, aveva spinto in avanti poderosamente. Ero rimasto di sasso nel vedere, con devastante nitidezza, quella mazza che penetrava, rovinosamente, paurosamente, repentinamente, tra le chiappe di Giovanna.
Nel sentire la spinta prepotente di quel grosso ariete che le allargava lo sfintere per consentire l’ingresso di tutto il pene (forse in modo doloroso), mia moglie aveva strabuzzato gli occhi e aperto la bocca in un grido che non era arrivato alle mie orecchie ma che mi aveva sconquassato il cervello. La vedevo irrimediabilmente decisa a farsi sfondare da quell’uomo e non si era ritratta, ma aveva continuato a mantenere le natiche spalancate il più possibile con le mani.
Mister X non si era perso d’animo ed aveva continuato a premere in fondo, facendo perno con tutte e due le mani poggiate sui fianchi di Giovanna. Lo avevo visto ritrarsi solo per un attimo, sfilando il suo arnese quasi completamente, inarcarsi, ed affondare un novo colpo.
Avvolto dalla gelosia e drogato da una sensazione spaventosamente morbosa, assistevo, immobile, mentre quel manganello di carne affondava interamente dentro mia moglie. Era sparito alla mia vista, mentre il ventre dello sconosciuto si posava sul fondo delle natiche di Giovanna e le palle strusciavano sulla sua peluria pregiata. L’uomo si era sollevato e, dopo qualche breve attimo di sosta, aveva cominciato a pistonarla con violenza. Vedevo i glutei distanziati tra loro da quella presenza estranea. Il pene entrava ed usciva, alternativamente, con frequenza crescente, riempiendo tutto il retto di mia moglie ed allargando tremendamente il buco al suo passaggio.
Il supplizio, per me, durava da un tempo che mi era sembrato interminabile quando, ad un tratto, l’uomo si era bloccato con l’asta tutta estratta ad eccezione della grossa testa, trattenuta ben stretta dai muscoli dello sfintere di Giovanna. La vedevo scuotersi e gridare con quel coso che le ostruiva l’apertura posteriore. Era posseduta da un orgasmo incontenibile mentre veniva colpita dai potenti sussulti del pene che, sicuramente, con fiotti copiosi, le stava riempiendo il retto imbottendola di sperma. Alla fine l’uomo si era abbattuto sul corpo di mia moglie con tutto il suo peso, schiacciandola sul sedile. Aveva affondato di nuovo la mazza, per intero ed ancora turgida, nel sedere di Giovanna, rimanendoci dentro finché, con ogni probabilità, non vi aveva versato l’ultima goccia di liquido seminale. Si era sollevato, estraendo lentamente il membro dal sedere di mia moglie e si era adagiato sull’altro sedile.
Ma Giovanna non si sentiva appagata, per quel che fece. Invece di ricomporsi, si era raggomitolata dal suo lato, con le mani ed il viso vicine alle gambe dell’uomo. Lui sembrava avesse fretta di andare via. Aveva portato la mano sulle chiavi per riavviare il motore, il rumore mi era giunto chiarissimo. Ma la sua bocca lo aveva fatto desistere. Approfittando dello stato di quiete in cui era caduto il pene, lo aveva afferrato con le labbra, risucchiandoselo dentro, e non lo aveva mollato più.
Rideva, sghignazzava. Lui le diceva qualcosa, sembrava che la stesse sgridando e lei scuoteva la testa per dire di no, ma lo faceva tenendo la sua preda ben stretta fra le labbra, sino a quando non aveva ripreso il vigore precedente.
Ne era seguito un bocchino appassionato. Fatto di leccatine, baci, succhiatine ed affondi. Poi, un passaggio giù ai coglioni, presi uno per volta fra i denti e succhiati sino al midollo e via, nuovamente di sopra, a curarsi della cappella e dei dintorni. Le unghia la aiutavano nel solleticare tutte le parti indispensabili perché Mister X potesse trarre il massimo beneficio da quell’opera. E se l’era gustata eccome quel balordo. Aveva rialzato leggermente lo schienale del sedile, rimanendo spaparanzato a godersi quelle grazie per un bel po’. Poi, improvvisamente, l’aveva sballottata dal suo lato, obbligandola a distendersi e saltandole di sopra. La mazza era sparita in mezzo al solco del seno di mia moglie e ne era seguito un massaggio a doppia mammella con intermezzo di succhiate e baci. La conclusione non poteva che essere ovvia e così era stata. Il ghigno del viso aveva lasciato intendere che quel bastone sarebbe esploso da un momento all’altro e il suo titolare lo aveva saldamente impugnato, mantenendolo puntato leggermente verso l’alto e dandogli due smanettate. Gli spruzzi erano stati abbondanti e numerosi, la crema era caduta sui capelli di Giovanna, sul suo viso e sul seno.
Un’ora dopo aprivo la porta di casa.
“Ciao Amore, ben tornato.”
“Ciao Giovanna.”